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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Rosate
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mwhaRosatecite-ref-4[4] (mwiqRosàa in mwigdialetto milanesecite-ref-5[5]cite-ref-6[6], mwkwmwlaAFI: [ruˈzɑː]) è un mwlgcomune italiano di mwlw5 639 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwnacittà metropolitana di Milano in mwnqLombardia.

Contents

Storia
Simboli
Musica
Sport
Note

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Geografia fisica

Idrografia

Il territorio del comune di Rosate è attraversato da numerosi canali artificiali per l'irrigazione dei campi. Tutti questi canali derivano (tranne due) dal mwpwNaviglio Grande, l'imponente via d'acqua che collega il mwqafiume Ticino a mwqqMilano. Il comune è inoltre attraversato, lungo il suo confine occidentale, in prossimità di mwqgMorimondo, dal mwqwNaviglio di Bereguardo.

Rosate è priva di bacini idrici naturali o artificiali di dimensioni considerevoli, tuttavia sono presenti alcuni fontanili attivi con acqua sorgiva.

Storia

Le origini

L'antico villaggio di Rosate era abitato sin dall'epoca romana e dimostrazione di questo fatto sembra essere un frammento marmoreo ascrivibile all'epoca imperiale rinvenuto proprio nel territorio comunale ove si può distinguere chiaramente la scritta [...] AVLLVS COM [...], accompagnata da un fascione di decorazione con foglie di mwtqacanto.

Si ha ragione di credere ad ogni modo che il borgo fosse già importante in epoca precedente, ovvero al tempo della dominazione dei Celti come sembrerebbe suggerire il toponimo tipicamente terminante in -ate, a indicare luoghi attorniati da boschi.

Il periodo altomedievale

Borgo importante durante tutto l'mwuqalto medioevo, Rosate fu uno dei capoluoghi storici del mwugmwuwContado di Burgaria, una delle contee che suddividevano la Marca di mwvaLombardia, durante le dominazioni di mwvqLongobardi, mwvgFranchi e in parte sotto il mwvwSacro Romano Impero Germanico. Nel X secolo divenne sede della mwwaPieve di Santo Stefano da cui giunsero a dipendere una quarantina di chiese nell'area.

In paese si trasferì la dinastia degli Avogadri (o Avvocati) che discendevano da un ramo collaterale della potente famiglia dei da Besate; questi iniziarono a costruire un fortilizio che finirà con lo svilupparsi nei secoli successivi in un vero e proprio castello fortificato. Tra il mwwg1018 ed il mwww1031, l'arcivescovo di Milano mwxaAriberto da Intimianocite-ref-7[7], infeudò la terra di Rosate ad Anselmo IV Avogadri per ricompensarlo dell'attività da lui svolta come avvocato della Curia milanese, aggiungendovi la possibilità di erigere altri castelli nell'area, come appunto farà a mwyqBasiano (oggi frazione del comune di mwygMorimondo).

Il basso medioevo

Nel mwzq1159 abbiamo notizia certa nel borgo di un fortilizio medievale che venne assaltato da mwzgFederico Barbarossa una prima volta, poi nuovamente nel mwzw1167 ed infine dalle forze armate di mwaaPavia nell'anno mwaq1200. Per far fronte a questi continui attacchi, la comunità di Rosate deliberò la realizzazione di nuove fortificazioni con del legname acquistato dall'abbazia di Morimondo tra il mwag1236 ed il mwaw1265.

Nel mwbq1190 Rosate ottenne il permesso di tenere settimanalmente mercato e lo sviluppo della cittadina continuò a metà Duecento con l'istituzione di una pescheria per l'allevamento e la pesca di prodotti ittici che veniva diretta ed amministrata per conto dei feudatari dai frati mwbgCrociferi o dai mwbwTemplari; tale pescheria era attiva ancora all'epoca del Catasto Teresiano in pieno Settecento.

Pur essendo feudatari in loco, gli Avogadri non avevano ad ogni modo il controllo completo di tutta la terra dal momento che gli arcivescovi di Milano disponevano ancora di notevoli possedimenti che, a partire dal mwcq1239, vennero infeudati dall'arcivescovo mwcgGuglielmo I da Rizolio alla famiglia nobile milanese dei mwcwPusterla. Gli Avogadri, come valvassori degli arcivescovi milanesi, a partire dal mwda1180 subinfeudarono a loro volta la riscossione delle decime della mwdqpieve di Rosate dapprima alla famiglia Da Rosate e poi ai mwdgTerzaghi. La presenza della vicina mwdwabbazia di Morimondo sicuramente influenzò la nascita sul territorio di numerose cascine ed aree agricole produttive sul modello delle mweagrange certosine, con esempi nelle cascine Bertora e Canobbia, sopravvissute sino ai nostri pur con notevoli alterazioni.

Il dominio visconteo e sforzesco

Nel mwew1325 il castello che fu degli Avogadri, passò a Marco Visconti, il quale diede ordine di costruire un nuovo fortilizio che però non si sovrapponesse a quello esistente. A partire dalla metà del Quattrocento, la casata degli Avogadri poteva dirsi ormai completamente decaduta al punto che non deteneva più cariche pubbliche in loco e pertanto il feudo di Rosate venne rivenduto alla regia camera ducale che lo assegnò agli Stampa e poi ai Varese (che ebbero appunto il suffisso "da Rosate") che dal mwfa1493 ottennero titolo comitale grazie ad mwfqAmbrogio Varese da Rosate, protomedico di mwfgLudovico il Moro.

Nel mwga1494 a Rosate sorse inoltre il monastero di Santa Maria della consolazione detto popolarmente "della Stella", fondato da fratelli Montanari e Candiani di Milano, retto dalle monache agostiniane. Il convento venne ad ogni modo trasferito a Milano già dal mwgq1502.

Con la caduta di mwgwLudovico il Moro, l'avvento dei francesi ed il ritorno degli Sforza, nel 1512 il conte mwhaAmbrogio Varese da Rosate fece formale richiesta per vedersi ripristinato il titolo di cui era stato spogliato durante la dominazione straniera; ottenne l'assenso di mwhqMassimiliano Sforza, ma nel 1521 venne nuovamente privato del titolo a favore del conte Francesco mwhgStampa. La famiglia Varese da Rosate rientrò in possesso del proprio titolo nel mwhw1551.

Il periodo spagnolo

Nel mwig1523 il territorio di Rosate dovette sopportare la permanenza dell'esercito francese sceso in Italia a contrapporsi a quello imperiale per il dominio sul ducato di Milano e comandato dall'mwiwammiraglio di Francia mwjaGuillaume Gouffier de Bonnivet. I soldati portarono con loro la peste e la popolazione rosatese, per scampare al pericolo, fece voto di erigere una cappella campestre dedicata a San Rocco, patrono degli appestati, sulla strada che dal cimitero del paese conduceva verso mwjqCasorate Primo.

Nel mwjw1573 san mwkaCarlo Borromeo fece la propria prima visita sul territorio della mwkqpieve di Rosate, premurandosi anche di verificare l'avvenuta chiusura del convento degli Umiliati presente sul territorio come disposto dalla bolla papale di mwkgPio V emanata nel mwkw1571 a seguito di un attentato subito dal Borromeo per mano di un frate di quell'ordine. Nel mwla1584 l'abitato venne colpito da una epidemia di mwlqvaiolo.cite-ref-referencea-8-0[8]

Nell'ottobre del mwmw1629, anche Rosate venne colpita dalla mwnapeste manzoniana e nel giugno del mwnq1636 a Rosate si accamparono le truppe spagnole dirette verso il mwngducato di Mantova dove era scoppiata da poco una mwnwguerra di successione. I franco-piemontesi, vincitori a mwoaVigevano, invasero ed occuparono anche Rosate.

Il dominio austriaco

Dopo le alterne vicende del panorama storico europeo tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, nel mwow1746 il rosatese venne occupato dapprima dagli spagnoli di mwpaFilippo V e poi dagli austriaci di mwpqMaria Teresa.

In questo stesso periodo le campagne di Rosate, largamente coltivate a vite, vennero intaccate dalla mwpwfilossera e subirono notevoli problemi.

Con le riforme religiose volute dall'imperatore mwqqGiuseppe II del Sacro Romano Impero sul finire del XVIII secolo, il governo austriaco incamerò i beni del monastero di Vigano Certosino ed il castello di Coazzano che dipendevano dalla pieve di Rosate, Nel 1786 Rosate fu inserita nella mwqgprovincia di Pavia. sopprimendo inoltre il capitolo canonicale della pieve che venne poi ripristinato sotto il regno di suo fratello e successore, mwqwLeopoldo II.cite-ref-referencea-8-1[8]

Dall'epoca napoleonica alla seconda guerra d'indipendenza

Il capitolo della pieve di Rosate venne nuovamente soppresso nel mwsg1796 con l'avvento della mwswRepubblica Cisalpina napoleonica ed i suoi beni vennero incamerati dal demanio. Il periodo napoleonico apportò a Rosate la costruzione delle principali vie di comunicazione in direzione di mwtaVermezzo. Nel 1797 il comune di Rosate venne inserito nel mwtqdipartimento del Ticino.

Col ritorno degli austriaci nel mwtw1815, Rosate venne integrata nel V distretto di mwuaPavia e vennero istituite le prime scuole elementari comunali, dirette dal parroco di mwuqGaggiano. Il mwug1815 fu inoltre l'anno della mote di Niccolò Varese da Rosate, ultimo conte feudatario della città. Il mwuw1823 fu l'anno in cui il rosatese mwvaGiuseppe Maria Bozzi, dopo essere stato per diversi anni prevosto ad Abbiategrasso, divenne mwvqvescovo di Mantova, e quasi contemporaneamente si manifestò tra gli abitanti della cittadina il desiderio di ingrandire e rimodernare la propria chiesa parrocchiale, i cui lavori si conclusero quasi un decennio dopo.

Con lo scoppio della mwvwprima guerra d'indipendenza italiana nel mwwa1848, Rosate contribuì con notevole slancio patriottico alle spese sostenute dal governo provvisorio di Milano dopo la cacciata degli austriaci a seguito delle mwwqCinque Giornate di Milano, inviando un ostensorio in argento, due candelabri, un aspersorio e un secchiello per l'acqua benedetta.cite-ref-referencea-8-2[8]

Nel mwxw1859, nel pieno della mwyaseconda guerra d'indipendenza italiana, Rosate fu nuovamente al centro dei movimenti militari per l'unificazione nazionale, subendo l'occupazione delle truppe austriache che bivaccarono a lungo nelle cascine circostanti il paese per poi spostarsi dal 29 aprile di quello stesso anno in direzione di mwyqAbbiategrasso dove contavano di sorprendere i franco-piemontesi invasori; i generali francesi puntarono invece sull'attraversamento del mwygTicino a mwywPonte Nuovo di mwzaMagenta, riuscendo così a giocare sul tempo le lente truppe imperiali. Dopo la mwzqBattaglia di Magenta, il 7 giugno 1859 a Rosate entrò trionfante il generale francese Neil.

Dall'unità d'Italia a oggi

Nel mw0a1860, appena dopo la cacciata degli austriaci dalla mw0qLombardia, l'ormai libero comune di Rosate deliberò l'acquisto dell'antica e pericolante chiesa di San Maurizio nel centro cittadino con l'intento di costruirvi in loco la nuova sede del municipio locale che venne completata nove anni dopo.cite-ref-referencea-8-3[8]

Nel mw1w1911 venne aperto il primo asilo infantile comunale, mentre al mw2a1888 risaliva l'idea della costruzione delle prime scuole elementari che verranno completate in seguito.

Durante la mw2gprima guerra mondiale, il comune di Rosate ebbe 57 caduti in tutto, ma ancor più vittime mieté in quello stesso periodo l'influenza spagnola che, portata in paese da un militare al fronte che ne era infetto, riuscì ad essere arginata solo l'anno successivo.

Nel periodo del fascismo, venne realizzata a Rosate un'importante opera pubblica consistente in una fognatura comunale che andava a sostituirsi a un canale di scolo generale realizzato anni prima.

Dopo la fine della mw3qseconda guerra mondiale e l'istituzione della Repubblica Italiana, Rosate venne chiamata a fronteggiare un nuovo dramma: dopo settimane di intense piogge, per lo straripamento di molti dei canali irrigatori presenti sul territorio comunale, quasi tutto il paese rimase allagato, con picchi in alcune case di un metro d'altezza. La medesima alluvione si ripeté anche nel mw3g1967.cite-ref-referencea-8-4[8]

Simboli

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:cite-ref-9[9]

«D'argento, a rose sparse d'argento, soprabandato d'argento, con tre boccioli di rosa di rosso. Ornamenti esteriori da Comune.»

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 10 novembre 1932. È uno mw7wstemma parlante in quanto richiama apertamente il nome del borgo stesso e deriva dall'elaborazione degli antichi stemmi delle due famiglie più note nella storia del comune, i mw8ada Roxato di origine longobarda e i Varesi di Rosate. Il primo, riportato nel XV secolo a mw8qp. 312 dello mw8gmw8wStemmario Trivulziano, si può così blasonare: mw9ad'argento, alla rosa recisa di rosso, bottonata d'oro, i sepali, lo stelo e le foglie di verde. Quello dei Varesi di Rosate, titolari del feudo dal 1493, è descritto nel mw9qmw9gDizionario storico-blasonico di mw9wGiovan Battista di Crollalanza.cite-ref-10[10]

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

«Drappo d'azzurro, riccamente ornato di ricami d'argento, caricato dello stemma con la iscrizione

centrata

in argento, recante la denominazione del Comune.»

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa prepositurale di Santo Stefano Protomartire

La chiesa prepositurale di Santo Stefano a Rosate affonda le proprie origini nell’istituzione della mwaqcpieve locale, risalente al X secolo. Un primo edificio sacro di mwaqgstile romanico venne edificato a partire dal mwaqk1059. L’antichità della struttura è attestata dalla presenza di un mwaqobattistero a forma esagonale, tipico delle chiese battesimali mwaqscapopieve, già documentato in una planimetria del mwaqw1573 e certamente di epoca più antica.

Nel corso dei secoli la chiesa subì numerose trasformazioni. L’edificio attuale è il risultato di una ricostruzione avviata nel mwaq41836, preceduta da interventi preliminari: già nel mwaq81803, su iniziativa del prevosto Giandomenico Rognoni e con il contributo della popolazione, il campanile venne sopraelevato.

Un primo progetto di ricostruzione, preso in esame nel mware1827, fu affidato all’architetto Luigi Cagnola, autore dell’mwariArco della Pace di mwarmMilano; tuttavia la proposta, ritenuta eccessivamente monumentale e onerosa, non venne realizzata. Si optò quindi per un progetto più contenuto, elaborato dall’architetto Annibale Ratti, che prevedeva il recupero del campanile e di alcune parti del presbiterio preesistenti.cite-ref-referencea-8-5[8]

Il finanziamento dell’opera fu garantito tramite un mutuo contratto con il Pio Istituto Elemosiniere di mwarkPavia, un prestito del facoltoso rosatese Mario Corsi e la vendita delle chiese di San Salvatore a mwaroBettola e di San Martino a Rosate, pur consentendo alla parrocchia di continuare ad officiarvi le funzioni fino al completamento della nuova chiesa.

Campanile della Chiesa di Santo Stefano

Il campanile della chiesa prepositurale presenta origini molto antiche: la base risale probabilmente all’anno mwase1000. Nel corso dei secoli, la struttura ha subito diversi interventi di sopraelevazione che ne hanno progressivamente modificato l’aspetto. Una prima fase costruttiva, attribuibile all’epoca mwasitardo-romana (mwasmV secolo), prevedeva una torre in muratura con mwasqcella campanaria a mwasubifore. Successivamente, in epoca mwasytardo-medievale o mwascrinascimentale, la torre venne sopraelevata e dotata di una nuova cella campanaria con archi a tutto sesto.

Un ulteriore intervento fu eseguito nel mwask1803, quando la cella campanaria fu ampliata per ospitare un nuovo concerto di campane. L’ultimo e più significativo rialzo risale al mwaso1888 e fu realizzato mediante una struttura in mwassghisa, progettata dall’ingegnere Edoardo Perondi ed eseguita dai Fratelli Barigozzi di Milano. A seguito di questo intervento, il campanile raggiunse un’altezza complessiva di 44 m, di cui 29,5 m relativi alla parte in muratura e 14,5 m dalla cella campanaria alla croce.

Sul campanile è collocato un concerto di otto campane in Sib², fuse nel 1888 dalla Fonderia Barigozzi di Milano. La campana maggiore ha un diametro di 161 cm. Il concerto rappresenta uno dei più consistenti del decanato di Abbiategrasso per numero di campane. La realizzazione del concerto campanario e della nuova cella campanaria fu preceduta, nel 1888, da una perizia che evidenziò le precarie condizioni strutturali del precedente castello delle campane, rendendo necessario l’intervento.

Nel mwas41952 la sesta campana (secondo la numerazione ambrosiana) venne rifusa dalla Fonderia Pontificia Luigi Ottolina di Seregno. Nel mwas81968 fu introdotta l’automazione elettrica del sistema campanario, rimuovendo la maggior parte delle corde per il suono manuale, ad eccezione di quella del campanone.

Nel mwatu2001, a seguito di un blocco meccanico del campanone, tutte le campane furono temporaneamente calate per un intervento di restauro e revisione della meccanica. Nel mwaty2010 fu ripristinata la tastiera manuale per il suono “a festa”, mentre nel mwatc2022 furono reinstallate le corde mancanti, consentendo nuovamente il suono manuale a corda e, nel mwatg2025, la formazione di un gruppo campanari locale.

Oratorio di San Giuseppe

La chiesa dedicata a san Giuseppe venne costruita nel 1721 ca., l'edificio ad aula si affaccia sull'asse principale della città con una facciata settecentesca posta proprio sul limitare della via. Sia l'interno che la parte absidale risentono di un certo manierismo barocco, con molte decorazioni a stucco dorato, lesene e porte in legno dipinto tutto di pregevole fattura. L'altare mantiene l'originale posizione prima della riforma liturgica tutto in marmi policromi. Al suo interno si può ammirare la mwatsVia Crucis del pittore futurista mwatwCesare Andreoni.

Architetture civili

Fortilizio medievale

Il fortilizio medievale, chiamato dai locali “castello”, ha una natura difensivo-militare, sito nel borgo di Rosate ha come origine, probabilmente, quella che era la piantina di un antico fortilizio romano. Le prime notizie di una struttura difensiva a Rosate risalgono al mwauu1159 quando esso venne assediato e conquistato dalle truppe di mwauyFederico Barbarossa, per poi subire un nuovo assedio dalle forze armate della città di mwaucPavia nell'anno mwaug1200. Esso venne ricostruito nelle forme attuali tra il mwauk1323 ed il mwauo1329 dalla famiglia milanese dei mwausTorriani, ma già con l'avvento alla signoria di Milano dei mwauwVisconti esso perse gran parte delle proprie funzioni difensive.

La struttura, pesantemente rimaneggiata nel corso dei secoli, si presenta oggi come una costruzione in mattoni ed intonaco, caratterizzata da una torretta a tre piani, contraddistinta in facciata da una pregevole finestra ad arcate multiple in cotto, il tutto sovrastato da una merlatura alla ghibellina. Sono ancora chiaramente visibili degli scassi nei muri per i bolzoni del ponte levatoio che un tempo garantiva o bloccava l'accesso alla struttura. Nonostante in loco la struttura sia denominata “castello”, la stessa non presenta le caratteristiche per essere considerata tale.

Lo scrittore e storico mwau8Tommaso Grossi, raccontò nel suo romanzo mwavaMarco Visconti una tragedia consumatasi proprio a Rosate. Invaghitosi della giovane Bice Del Balzo, figlia del conte Del Balzo, mwaviMarco decise di sposarla ad ogni costo, anche a costo di scontrarsi col cugino che con lei aveva promesso di sposarsi. Tra i due scoppiò il duello, ma intanto Marco aveva dato ordine di far rapire segretamente la ragazza e di rinchiuderla nei sotterranei del castello di Rosate. Pentitosi del male causato, Marco si riappacificò col cugino, gli diede il suo consenso al matrimonio e si portò con lui a prelevare la ragazza, ma si rese conto che questa, presa dalla disperazione, si era già uccisa.

I mulini e le pile

Delle decine di mulini e pile per il riso (luoghi ove si eseguiva meccanicamente la pilatura dei chicchi) attivi in Rosate, fino agli anni cinquanta del novecento, solo il mulino di via Gallotti (mulino delle mwavkUmiliate) rimane attivo e regolarmente funzionante.

Le cascine

Cascina Contina

Dal mwav01997 la cascina e i terreni circostanti ospitano una comunità di recupero per situazioni disagiate di vario genere. Nasce dall'esperienza della Associazione di Volontariato Comunità Agricola Tainate, che ha iniziato nel 1981 la propria attività nel campo dell'accoglienza e del recupero dei giovani tossicodipendenti.

Cascina Gaggianese

Il nome della cascina deriva da "gaggio", parola longobarda traducibile in "proprietà recintata", quindi di uso esclusivo, ed è un indizio quasi sicuro dell'antichità del luogo. Ciò non significa che gli edifici siano altrettanto antichi; comunque nel catasto del 1558 la località appare staccata da Rosate e censita a parte, almeno fino al '700.cite-ref-referenceb-11-0[11]

Cascina Longona

Il nome della cascina deriva dalla famiglia che l'ebbe costruita. Precisamente si tratta di Giovanni Longoni, commerciante milanese, che nel 1476 iniziò l'attività con un mulino mosso dalla roggia Gambirone che usciva dal Naviglio Grande (poi chiamata Longona fino alla cascina), dopo aver ottenuto il permesso ducale. Presso la cascina sorgeva pure un oratorio dedicato a Sant'Ambrogio.cite-ref-referenceb-11-1[11] Attualmente è di proprietà della Famiglia Invernizzi che praticano l'allevamento di bovini da latte. In passato, dagli anni sessanta fino al 1972, parte della cascina era utilizzata dall'allevamento di suini di Antonio Codazzi.

Cascina di Mezzo

Ristrutturata nei primi anni '90, dal 2009 ha convertito la sua attività produttiva, destinando circa 2 ha alla produzione di frutti di bosco: in particolare viene coltivato il mirtillo gigante americano, oltre a fragole, more e lamponi. La produzione viene destinata alla vendita diretta, presso i locali della stessa azienda. Nel 2015 è stato impiantato un frutteto con prevalenza di varietà antiche; nel 2016 è stato realizzato un impianto di bambù gigante destinato alla commercializzazione.

La cascina è visitabile e vanta un antico forno, dove in tempi lontani confluivano da altre fattorie per panificare. Anticamente faceva parte del podere della cascina Confaloniera.

Cascina Crosina

Recentemente ristrutturata e adibita a residenza condominiale, la cascina Crosina è uno dei luoghi storici del paese. Sorge a ridosso degli antichi fossati a sud del borgo, ed è ancora visibile la parte antica, originaria, costituita dalla porzione comprendente la colombaia, evoluzione di un luogo fortificato un tempo utilizzato come punto di avvistamento. Le colombaie o "colombere" erano edifici abitati da nobili secondo il modello delle case-torri; l'allevamento dei colombi era infatti praticato solo da famiglie benestanti che potevano adattare a tale scopo l'ultimo piano della loro casa.

Il nome della cascina trae origine da una delle nobili famiglie che l'ebbero in proprietà dal 1619 alla prima metà del '700: i Confalonieri.

La troviamo invece citata per la prima volta col nome di "Cascina di Sopra", in un atto catastale redatto nel 1558. Qui vengono riportati per ogni località i maggiori proprietari dei quali si fornisce, tra parentesi, la superficie espressa in pertiche relative alle sole abitazioni (ASCMi fondo località foresi, cartella 339 e 40). Negli atti risulta che la cascina apparteneva a Fabrizio Avvocati (o Avogadri) la cui proprietà si estendeva per 685 pertiche. Dal mwaxuCatasto Teresiano del 1755 si evince invece il passaggio della proprietà dai Confalonieri ai Visconti: proprietario della cascina è ora il conte Giovan Battista Visconti del fu Giuseppe.

Nel foglio 547 la cascina viene descritta come "casa da massaro con pila" in mappa al n.544 ed aia al n.545 di 14 pertiche (mwaxc9163,252 m²) per un valore catastale di 152 scudi e lire 4.

Dal 1761 fittavoli erano i fratelli Cattaneo mentre nella seconda metà dell'800 passò di proprietà al deputato socialista Giuseppe Gallotti che alla sua morte, il 14 marzo 1887, la lasciò in eredità al figlio. Nei primi anni del '900 fittavoli erano i Torriani, anni in cui il fondo fu diviso in tre distinte proprietà.

Società

Evoluzione demografica

Dati preunitari

I dati preunitari rilevati dall'Archivio di Stato di Milano sono ii seguenti:

Anno mwax41 751 abitanti 1301

Anno mwaya1 771 abitanti 1578

Anno mwayi1 805 abitanti 1722

Anno mwayq1 853 abitanti 2090

Anno mwayy1 859 abitanti 2353

Dati postunitari

I dati postunitari sono i seguenti:

Abitanti censiticite-ref-12[12]

Gli abitanti di Rosate possono assumere due nomi: Rosatesi o Rosatini. Rosatesi sono coloro che si sono trasferiti da altro comune, Rosatini invece usano autodefinirsi i nativi del luogo.

Cultura

Biblioteche

La biblioteca parrocchiale don Luigi Negri fu fondata nel 1985, nel 2019 è stata ceduta dalla Diocesi al Comune in comune accordo.

Musica

Rosate è la località in cui vive il mwazgcantautore mwazkRenato Pareti co-autore del brano "come si cambia" portato al successo da mwazoFiorella Mannoia.

Nel comune è presente una filarmonica fondata nel 1899.

Amministrazione

Elenco dei sindaci di Rosate

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1846 | 1876 | Gaspare Oldrati | | sindaco | |
| 1876 | 1887 | Guglielmo Daccò | | sindaco | |
| 1898 | 1902 | Camillo Bozzi | | sindaco | |
| 1903 | 1914 | Guglielmo Daccò | | sindaco [ 13 ] | |
| 1914 | 1920 | Attilio Ticozzi | | sindaco | |
| 1920 | 1923 | Luigi Bertocchi | | sindaco | |
| 1923 | 1925 | Camillo Bozzi | | sindaco [ 13 ] | |
| 1925 | 1929 | Battista Maganza | | podestà | |
| 15/03/1929 | 4/08/1929 | Giuseppe Mocchi | | commissario prefettizio | |
| 4/08/1929 | 15/07/1930 | Virginio Scevola | | commissario prefettizio | |
| 1930 | 1935 | Angelo Ripa | | podestà | |
| 1935 | 1938 | Angelo Allievi | | podestà [ 14 ] | |
| 1939 | 1944 | Ermenegildo Vismara | | podestà | |
| 1944 | 1945 | Francesco Agnelli | | podestà | |
| 1945 | 1946 | Luigi Bertocchi | | sindaco | |
| 1948 | 1951 | Ernesto Perondi | | sindaco | |
| 1951 | 1964 | Luigi Sacchi | | sindaco | |
| 1964 | 1970 | Mansueto Belloni | | sindaco | |
| 1970 | 1972 | Giovanni Chiesa | | sindaco | |
| 1972 | 1972 | Alberto Ardia | | commissario prefettizio | |
| 1972 | 1978 | Mansueto Belloni | | sindaco | |
| 1978 | 1988 | Maria Grazia Tarantola | centro-destra | sindaco | |
| 1988 | 2001 | Pierluigi Pasi | lista civica | sindaco | |
| 2001 | 2006 | Gian Pietro Cattoni | lista civica Rosate Verde | sindaco | |
| 2006 | 2011 | Pierluigi Pasi | lista civica Rosate Viva | sindaco | |
| 2011 | 2021 | Daniele Del Ben | lista civica Per Rosate | sindaco | |
| 2021 | in carica | Carlo Tarantola | lista civica Per Rosate | sindaco | |

Gemellaggi

• mwabqRohrdorf

Sport

Ha sede nel comune la società di calcio Polisportiva Rosatese, che ha disputato campionati dilettantistici regionali. Nell’Oratorio San Luigi è presente anche la squadra dell’Olimpia 94. Sono inoltre presenti altre società sportive di volley, basket, arti marziali.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwab8mwacamwaceBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwacidemo.istat.it, mwacmISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwaccmwacgmwackClassificazione sismica (mwacomwacsXLS), su mwacwrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwadamwademwadiTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwadmmwadqPDF), in mwaduciterefmwadyLeggemwadc mwadg26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwadkAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwado 151. mwadsURL consultato il 25 aprile 2012 mwadw(archiviato dall'mwad0url originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-44. mwaeemwaeiLuciano Canepari, mwaemmwaeqRosate, in mwaeumwaeyIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwaecISBNmwaeg 88-08-09344-1.
cite-note-55. mwae0mwae4Dante Olivieri, mwae8mwafaDizionario di toponomastica lombarda, Lampi di stampa, 2001 mwafe[1931], p.mwafi 482.
cite-note-66. mwafyOrtografia classica
cite-note-77. Secondo altre fonti, l'infeudazione sarebbe stata compiuta (o perlomeno supportata fortemente) dal vescovo di Pavia dal momento che il contado della Burgaria era dal 977 stato concesso a quest'ultimo dall'imperatore del Sacro Romano Impero per quanto riguarda il potere temporale, mentre per la gestione spirituale l'area continuava a dipendere dall'arcidiocesi di Milano.
cite-note-referencea-88. E. Arcari, mwagcRosate e dintorni, Eco di Rosate, 1981.
cite-note-99. mwagsmwagwmwag0Comune di Rosate – (MI), su mwag4araldicacivica.it. mwag8URL consultato il 6 settembre 2023.
cite-note-1010. mwahmG.B. di Crollalanza, mwahqmwahuVaresi di Rosate di Milano, in mwahyDizionario storico-blasonico, vol.mwahc III, Bologna, Arnaldo Forni, 1886, p.mwahg 70. mwaho«D'azzurro, a un castello d'oro, sormontato da due torri dello stesso, aperto e finestrato del campo, ciascuna torre cimata da una colomba d'argento, quella a destra rivoltata; il detto castello sormontato, tra le due torri, da due rose bianche, moventi da un solo stelo fogliato di verde.»
cite-note-referenceb-1111. G. Cisotto, mwaiaI muri della memoria, Comune di Rosate.
cite-note-1212. Dati tratti da: mwaiqmwaiumwaiymwaicmwaigPopolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mwaikmwaioPDF), su mwaisebiblio.istat.it, mwaiwISTAT. mwai0mwai4mwai8mwajaPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwajeesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
cite-note-referencec-133. Cavaliere dell'mwajgOrdine della Corona d'Italia.
cite-note-144. Commendatore dell'mwajwOrdine della Corona d'Italia.

Bibliografia

• E. Arcari, mwakaRosate e dintorni, Eco di Rosate, 1981.

Voci correlate

• mwakqAngelo Panara
• mwakgascmi, su ascmi.net.

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• Wikimedia Commons

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.rosate.mi.it.
• citerefsapere-itRosate, su sapere.it, De Agostini.
• citereflombardiabeniculturaliRosate, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.
• mwak8Rosate, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.